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Una donna da ricordare: il commento di Maria Antonietta Mongiu


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Storia

ORANI, cospicua terra della Sardegna nella provincia e prefettura di Nuoro, capoluogo di mandamento e in altri tempi capoluogo della curatoria di Dore, dipartimento del regno di Arborea, quando Dore antico seggio dell’amministratore cadde probabilmente sotto la violenza de’ prossimi barbaracini tra il fervore di qualche guerra intestina.

La posizione geografica di questo paese è nella latitudine 40° 14' 30" e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 4'.

La situazione è a piè del monte di s. Francesco che è quasi un contraforte di quello di Gonari sorgente in cono sublime presso allo sirocco.

Il suolo, su cui è fondato, è sabbioso e frequentemente gibboso, quale continua ad essere per più di cinque miglia verso il settentrione entro quel di Oniferi, e poi verso ostro-libeccio entro quello di Sarule, sebbene solcato qua e là da vallette principalmente presso Sarule.

Protetto dal sirocco e da’ collaterali per la mole del Gonari, lo è ancora in parte dal ponente e maestro per il lungo colle che progettasi da Oniferi sino sul Tirso con mite pendio: ma resta esposto a’ boreali ed a’ grecali.

Nell’inverno vi si patisce un po’ il freddo sotto il soffio de’ venti settentrionali; ma è di rado che l’acqua de’ pantani si rappigli in ghiaccio e che la neve indugi più di due giorni alla fusione; nell’estate non si sente poi quel calore che si patisce in altri luoghi, dove dalle nude roccie si ripercuote la irradiazione del sole sulle abitazioni, essendo tutta la regione circostante bene rivestita di alberi.

Le tempeste si addensano sulle cime del Gonari, ed ivi si risolvono dopo versata l’acqua e la superflua elettricità.

L’aria si potrebbe respirar più pura se si cessasse dal pessimo costume di infettar le acque del rivo nella macerazione de’ lini, e alcuni non lasciassero senza nessuna cautela fermentare nei loro cortili i letamai, come fanno sovente con proprio e altrui danno.

È da notare che è Orani uno de’ pochissimi paesi dove è vietato il vagamento delle bestie.

L’aspetto del paese posto in piano inclinato con strade piuttosto regolari, con alcuni edificii meno meschini che è solito di vedere ne’ paesi, con frequenti fasci di alberi e pergole, è piacevole allo sguardo. Restano tra le abitazioni aperte alcune piazzette, segnatamente quelle che sono nominate da s. Croce e di Taleturre. La costruzione è a pietre calcaree con cemento, e in nessuna parte si vedono i mattoni d’argilla crudi, che sono il comune materiale ne’ piani dove mancano le roccie.

Territorio. La superficie totale del medesimo non pare minore di miglia quadrate 35: della qual somma una parte è montuosa, e in questa si comprende il monte di Gonari, con le sue dipendenze; l’altra piana, ma spesso fortemente ondata.

La mineralogia di Orani non è stata ancora ben considerata; tuttavolta nella sunnominata montagna sono indicati marmi bianchi e venati, e grandi massi e stretti di pietra da taglio di diversi colori, che può da mano perita foggiarsi come meglio piaccia. Si hanno pure alcune indicazioni di minerale di ferro.

Come in altre regioni calcaree, trovansi in questa di Orani molte spelonche naturali, e se ne posson vedere assai capaci nelle regioni dette di Sadula e di Nurdoli e Corti.

Selve. Esse hanno ghiandiferi delle tre specie, la selva che dicesi Littus alberata di quercie, elci e soveri; quella di monte Corti dove i soveri sono in piccolissimo numero incontro alle quercie, e l’altra di monte Suergiu nella quale per lo contrario i soveri superano di gran lunga le quercie.

L’area occupata da questi vegetali ne’ tre indicati luoghi si calcola non minore di tre mila starelli di superficie.

Tra essi si vedono molti individui giganti, principalmente ne’ lecci e nelle quercie, e non si aprono quei vacui che sono nelle selve di altri territori, nelle quali entrò per caso o maleficio il fuoco, e i pastori adoperarono mattamente la scure.

Nelle pendici del Gonnari tra i frequenti ghiandiferi sono tassi e corbezzoli in gran quantità e alcuni molti sviluppati sopra grossi ceppi. Ne’ salti a ponente e a settentrione sono olivastri di molti secoli e di gran corpo, e moltissimi perastri che ne’ mesi di settembre e ottobre danno copioso alimento agli armenti de’ porci.

Nascono in questo territorio molte altre specie e abbondano le piante officinali, nominatamente la digitale porporina o tomentosa, che vuolsi equivalente all’alpina in virtù, il josciamo nero o bianco, l’aconito napello, la cicuta acquatica, ortense e macolata, certa pianta che dicono salsa parilla indigena e altre in gran numero, delle quali nelle composizioni dei rimedii faceasi tanto uso prima che si venisse alla semplicità attuale, nella quale il salasso vuotando il corpo del sangue lo spoglia dei mali umori, come credono…

I selvatici che pascono nei salti di Orani sono daini, cinghiali, volpi, lepri e martore, e mancano i mufioni che amano i luoghi elevati, scoscesi e ripidi, e mancano pure i cervi che si piaciono tra le boscaglie estese, delle quali ha difetto Orani.

Tra gli uccelli si possono indicare l’aquila, l’avoltojo, il grande e piccolo falcone, il nibbio, il corvo, la gru, e tra quelli di caccia il merlo, il solitario, il tordo, la quaglia, la beccaccia reale, il beccaccino, le pernici, le tortorelle, i rondoni, i tidoni, i colombi selvatici. Gli uccellini di canto usignuoli, filomene, cardellini, merli neri e gazze compiono di mattina e di sera il paese e le valli delle loro dolci armonie.

La caccia è frequente ne’ salti d’Orani spesso agitati da grosse compagnie, concorrendo a quest’esercizio ed a’ conseguenti le principali persone del paese e di altri luoghi.

Acque. In ragione della estension territoriale le acque sono scarse, e se in alcuni salti sono aperte molte fonti, in altri la terra è arida.

In prossimità dell’abitato sono cinque fonti perenni, prima quella del Cantaro, distante non più di dieci minuti, chiusa entro un piccol edificio e sgorgante da due tubi di bronzo, la quale raccolta in una vasca, dove si abbeverano i cavalli, passa in un bacino dove le donne vanno a lavare, e ridondando da questo scorre in un rivolo che serve alla irrigazione degli orti: il popolo beve da questa fonte per la maggior bontà delle sue acque; seconda quella che dicono di Nasofile; terza la Fontanella; quarta la nominata Pedde-Irvone; quinta la fonte del Convento, perchè prossima alla casa dei frati.

In tutto il territorio di Orani si potrebbe nominare tra grandi e piccole non meno di 300 fonti, tra le quali sono degne di menzione le seguenti: la fonte dello Spirito Santo, la fonte Onniche, la fonte di Pale e quella di Settearvu, di Pierporcu, del Navile, del Savucco. Nella regione di Ollini a tre ore dal paese sorge un’acqua termale minerale, della quale si è già fatta menzione.

Di tutte queste acque le più schiette e semplici sono quelle che scaturiscono nel monte di Gonari e nel ghiandifero di Littus; e di queste meritamente vantate ottima è quella che si dice de sas malaitos, perchè della medesima sentesi gran giovamento da molti ammalati.

Non troveresti nessuna acqua stagnante in tutto il territorio, se il Tirso nella regione di Ollini tra’ calori estivi e nella totale cessazione delle pioggie non interrompesse il suo corso impaludando qua e là nel suo alveo; ne’ quali laghetti prendonsi molte trote e anguille e certa specie di arselle.

Tre fiumi scorrono ne’ salti di Orani: il Tirso che lambe la regione di Ollini; il secondo che traversa il paese da levante a ponente, cresce dalle acque di Ollolai e prende varii nomi dalle varie regioni che bagna, detto ora Rio di Nurdoli, ora di Montenedieddu ec., finchè nei limiti di quel di Ottana con l’Oranese si versa nel precedente; il terzo denominato di Littus formasi dalle fonti del Gonari e da altre della regione Littus, e va a scaricarsi in quello di Orgosolo.

Molti rivi minori si riuniscono a questi tre, e sono notevoli fra essi il Rio del Prato che nasce dalla menzionata fonte dello Spirito Santo, e si versa in quello di Nurdoli dopo quattro miglia di corso; il rio di Badu-Orri che proviene dal monte ghiandifero di Corte e influisce nello stesso Nurdoli; il rio Navile che ha suo principio nelle falde del Gonari ad oriente e si confonde all’acque del Littus; il rio del Cantaro, altrimenti di Dore, dal nome della valle che scorre, formasi dalle fonti che notammo prossime a Orani e dopo circa 4 miglia di corso si unisce al fiume di Montenieddu il rio che scorre il ghiandifero di Suergiu ed ha vari nomi, cioè su Strampu, su Pessiche, Badu Ebbas, e si unisce al rio di Nurdoli.

Di questi rivoli i più mancano nei forti calori della estate, onde che molte regioni restano totalmente asciutte con grave danno del bestiame.

Nelle stagioni piovose e quando si fondono le nevi non è il solo Tirso che sia pericoloso ne’ guadi, ma ancora il Nurdoli e quelli di Montenieddu e di Littus, e quasi in tutti gli anni periscono ne’ gorghi alcuni popolani troppo temerari e vari passeggeri che imprudenti tentano la corrente: il che fa sentire la necessità de’ ponti, per i quali si salverebbe la vita a tanti infelici e si gioverebbe al commercio spesso interrotto.

In questi fiumi sono in copia i pesci, e crebbero da che si è lasciato il mal uso di attossicare le acque. La sorveglianza degli ufficiali e la pena inflitta a’ colpevoli ha finalmente represso questi maleficii per cui perivano molti capi di bestiame se si abbeveravano alle acque avvelenate.

Popolazione. Nell’articolo di Nuoro provincia nella tabella relativa (pag. 654) [ vedi p. 57, N.d.R.] abbiamo notato la popolazione d’Orani di anime 1840, distinte in maggiori maschi 495, femmine 475, e minori maschi 417, femmine 453. Lasciando questi numeri, nonostante l’aumento che conosciamo, aggiungeremo gli altri particolari.

Il numero totale delle famiglie non è meno di 460, e di queste 8 sono nobili, 250 agricole, 100 pastorali, 50 meccaniche e altrettante di persone di professione diversa preti, notai, scriventi, come dicono, e ministri di sanità.

Tra le persone di non servil professione sono a indicare 4 avvocati, 3 dottori in medicina, 1 dottor chirurgo, 2 farmacisti, 2 flebotomi, 10 preti, 5 notai.

Gli abitanti in generale sono robusti e sani.

La mortalità più frequente è dal quarantesimo al settantesimo anno; ma è vero che molti vivono oltre questo limite, e non sono rari gli esempi di longevità secolare in tutta integrità di sensi e facoltà mentali.

I numeri speciali sul movimento della popolazione dall’anno 1827 al 1834 furono descritti sulla tabella pag. 661 nell’articolo Nuoro provincia; quelli che risultano dal computo del decennio che passò sono nascite 60, morti 40, matrimoni 9.

Nel citato articolo Nuoro provincia dove furono posti alcuni lineamenti morali di diversi popoli compresi nella medesima abbiamo notato gli oranesi molto pronti all’ira e in alcuni certa dimenticanza della sobrietà e dell’altrui diritto di proprietà; or soggiungeremo le altre particolari loro qualità, che sono laboriosi, economi, e pensano contro il costume di molti all’indomani; però se fossero in miglior situazione meriterebbero lode di industria. Essi hanno ancora di quello spirito di indipendenza, che fu nel carattere degli antichi jolaesi o iliesi e de’ barbaracini, e sentimenti generosi con sincera religione. Non vedesi alcun accattone.

Nella maniera di vestire in nulla o poco gli oranesi dissomigliano ai sardi de’ prossimi dipartimenti. Nei dì festivi mostransi uomini e donne in quella eleganza che possono, ma senza lusso. Spiace che anche i vecchi abbiano con grave danno della loro sanità dimesso l’uso del cojetto e di altre vesti nazionali per non esser detti barbari per quel vestiario antico del paese che è tutt’altro che barbarico.

Non avvi nel paese alcuna istituzione per i poveri, ma non lascia sentire questo difetto il cuore delle persone ricche, che facilmente soccorrono agli indigenti. Se alcuno per avarizia volesse speculare sopra la necessità altrui sarebbe da tutti esecrato, come lo furono alcuni.

L’usanza dell’attito, o compianto, va a cessare; e cessa pure quella non buona consuetudine, per cui le vedove, per non mostrarsi in pubblico, si astenevano dal concorrere con gli altri fedeli agli uffici divini nelle ore di luce e talvolta anche prima del giorno. Facendo altrimenti avrebbero temuto di significare poco dolore e poco amore al defunto.

Ne’ giorni festivi, in ore in cui non si facciano atti di religione, il popolo danza nella pubblica piazza o a suon di tamburo o all’armonia di quattro voci. Nel carnevale i giovani corrono a cavallo mascherati e le persone di distinzione si radunano in una sala preparata da una società, e si balla al suon de’ flauti, de’ violini e delle cetre, mentre i plebei fanno riunioni liete in varie case.

La scuola primaria, stabilitavi da Carlo Felice, non annovera d’ordinario più di 25 fanciulli, i quali profittano così poco, che in tanti anni sono pochissimi quelli che siano usciti dal corso ben addestrati a leggere e scrivere, e alle prime operazioni d’aritmetica.

Gli oranesi, come i sarulesi, i nuoresi, i bittesi e prossimi, parlano la lingua sarda molto politamente, e occorre di udire da’ medesimi non poche parole in discorso che sono schietto latino. Però gli intelligenti danno a’ medesimi quel vanto nell’elocuzione che altri danno a’ bosani, a’ bonorvesi, agli osilesi, nella pronunzia de’ quali gran parte delle parole è deformata.

Il frate osservante che fa questa scuola suol dare a quelli che fanno qualche profitto i rudimenti della lingua latina.

Le famiglie che abbiam notate per i mestieri si esercitano in tutti quelli che sono necessari in una popolazione un po’ civile. Tra essi quelli che più fioriscono sono i falegnami e gli armajuoli.

Le donne filano il canape e le lane e tessono tele di vario prezzo e panni per l’uopo delle famiglie e anche per averne un lucro. I telai, che sono ancora della più semplice forma saranno circa 240.

Al vitto del popolo si usano legumi, patate, pan d’orzo, carne porcina, lardo e latticini; i benestanti mangian manzo, vitelli, vacche, che somministra giornalmente un macello obbligato; quindi selvaggiume, pollame ec., pesci di fiume o degli stagni arboresi, ed erbaggi delle solite specie ortensi.

Il consiglio comunale componesi di sette persone, tra le quali il sindaco che presiede ed è assistito da un segretario.

I coscritti alla milizia nazionale nel battaglione di Nuoro sono 30, de’ quali 20 di fanteria e 10 di cavalleria.

Il corpo barracellare per l’assicurazione dei beni denunziati sono 24.

Il tribunale del distretto ha un giudice e due segretari.

Agricoltura. L’area delle vidazzoni, o terre cereali, si computa essere un terzo di tutta la superficie territoriale.

Il monte di soccorso, come già notammo nell’articolo succitato di Nuoro, ebbe dotazione in fondo granatico starelli 800, in fondo nummario lire s. 1250; e nella ricognizione fattasi nel 1841 si trovò il fondo granatico ridotto a star. 775. 14, il nummario cresciuto a lir. s. 2815. 3. 3: il che loda l’amministrazione del censore locale e della giunta. Nel 1843 si trovarono star.

611. 4 1/2, e lire nuove 7053. 57.

Il confronto del numero della dotazione in grano, che indica la quantità solita a seminarsi quando si istituirono i monti di soccorso, col numero ordinario degli starelli che ora solitamente si seminano, dirà il progresso dell’agricoltura. Anche in Orani, come nei vicini dipartimenti delle montagne, l’arte pastorale era più pregiata in altri tempi, e di molto sopravanzava l’agraria, che gli infingardi detestavano come vera e letterale maledizione di Dio.

Nella vidazzone di ciascun anno si seminano, come si è indicato, non meno di star. 2000 di frumento ed altrettanti di orzo, ed è compresa in questi numeri la seminagione de’ narboni, o delle terre dissodate di recente e lavorate con la zappa, ma non quella che si fa negli intervalli fra le due vidazzoni, dove si seminano tra orzo e grano altri 600 starelli.

La seminagione poi delle specie minori occuperà a disparte non meno di star. 324, somma risultante da star. 100 di fave, 20 di ceci, fagiuoli, lenticchie ec., 4 di granone, 50 di canape, 150 di patate.

La produzione ordinaria del frumento è al 10, del-l’orzo al 12, delle fave al 5, de’ legumi al 6, del granone al 50, delle patate al 40. Il canape dà di semenza star. 3, di fibra libbre 140.

Vigne. Le viti più comuni sono il moscatello, la barriadorja, il loconari, il tunis, l’erbinera e sopra le altre il muristello. Nelle vigne novelle coltivasi pure il girone, il cannonao, la vernaccia.

La vendemmia è copiosa, ma i frutti non in ogni situazione maturi, per questo che molti scelsero poco saggiamente il luogo. I vini neri, che dicono, sono più stimati degli altri; ma e questi e gli altri sarebbero migliori se si avesse miglior arte nel farli.

L’annuo medio prodotto suol essere di circa 6000 cariche di mosto, o di 1500 botti da 380 pinte ciascuna.

Del mosto se ne bolle per sappa circa 100 cariche di 30 mezzette (la mezzetta è di tre pinte); se ne brucia circa 60 cariche.

Alcune varietà di uve si fanno appassire, ma il prodotto è di ben mediocre bontà.

Orticultura. Una considerevole parte del terreno della valle di Orani è destinata alle specie ortensi, cavoli di tutte sorta, cipolle da insalata e grosse, pomi d’oro, zucche di molte varietà, cocomeri, citriuoli, poponi, melingiani, lattuche, indivie, nasturzio, bietole, barbabietole, finocchi d’anice, cardi, ravanelli, patate, nappe, piersemolo, ecc.

Fruttiferi. Si coltivano comunemente olivi, mandorli, noci, peri, meli, susini, meligranati e fichi, e alcune di queste specie sono molto svariate. Varie frutte si conservano bene per molti mesi.

Si hanno quattro oliveti, ma giovani non più di 10 anni, i quali avendo vegetato prosperamente, promettono belli e copiosi frutti. Il felice esperimento farà che questa coltivazione si distenda più largamente. Si fa olio dal lentisco, ma in poca quantità.

È da stupire che mentre in alcune famiglie si educano bachi ancora non siansi piantati de’ gelsi, e si voglia comprar le foglie da’ luoghi vicini.

Il numero degli alberi fruttiferi che sono ne’ giardini, cortili e ne’ predi di Orani non sarà minore di 20000 individui.

Le persone addette specialmente all’agraria sommano a 330. Esse non hanno per i lavori che delle massime tradizionarie, alcune delle quali sono false e dannose, e un po’ di esperienza propria. I buoi, che servono nelle operazioni agrarie non sono men di 600, un altro centinajo e più serve ad altre opere, e supplisce alla stanchezza de’ primi.

Si fanno molti narboni, massime ne’ luoghi chiusi.

Quelli che lavorano con l’aratro fanno per la seminagione due arature, ed altrettante per le vigne, una a sterrare i ceppi, l’altra a ricoprirli.

Per la seminagione d’uno starello di grano e raccolto del frutto sino a metterlo nel granajo si spendono l. n. 25.

Nell’oranese sono tre vidazzoni, sì che ciascuna riposa per due anni, e per conseguenza la terra coltivata per i cereali ha una superficie di star. 1380.

Le vigne, gli orti, le tanche e il prato comunale possono avere in area star. 4200.

I predi sono quasi tutti cinti a muro barbaro, come dicesi delle pietre costrutte senza materia collegatrice.

Le regioni più fertili in cereali sono quelle di Ollini, Liscoi e Nurdoli; le più idonee alle viti sono al ponente del paese ne’ luoghi che si dicono Sa Matta, Dore e Taleri. Le stesse con Nurdoli sono più felici che altre per gli olivi.

Pastorizia. I salti di Orani producono copiosi pascoli per tutte le solite specie di bestiame, ma se le pioggie mancano, se l’invernata più rigida del solito dà molte nevi sì che i pascoli restino sepolti, allora i pastori devon piangere perduta quando la metà, quando più di due terzi delle loro greggie e degli armenti.

Abbiamo già notato il numero de’ pastori 370, non tutti però del paese, perchè i proprietari si fanno spesso servire da pastori orgolesi, mamojadini ed orotellesi.

Bestiame manso. De’ buoi che sono per il servigio agrario si è indicato sopra il numero, le vacche mannalite poche, e già le notammo nel prospetto della pastorizia della provincia di Nuoro non più di 10, i cavalli 200, i majali 125, i giumenti 287, che macinano tutti i grani quando i pochi molini idraulici si arrestano.

Bestiame rude. Si numeravano nel 1843 vacche 3500, pecore 15000, capre 1500, porci 5000, cavalle 200.

Del prodotto del bestiame delle notate diverse specie si è data nozione nel citato prospetto della provincia di Nuoro pag. 673 [vedi p. 84, N.d.R.]: però ritorna su quello.

Abbiamo notato un pubblico macello obbligato, e sopra questo dobbiamo indicarne alcuni altri liberi, per cui il pubblico è abbondevolmente provveduto di carne.

Si ammazzano all’anno capi grossi 800, capi minori, porci, capretti, agnelli 2500.

Negli anni che i ghiandiferi fruttificano in molta copia si ingrassano numerosi branchi di porci, e si ottiene un lucro considerevole.

Non ostante che la specie cavallina abbia ben prosperato in questi pascoli, e in pochi anni sieno cresciuti gli armenti a gran numero, ora, come appare dal numero sunnotato, si usa poca diligenza sulla medesima.

Le regioni pastorali non sono divise, ma semplicemente assegnate, massime per i porci e le vacche: le altre specie vanno ad arbitrio del pastore da uno in altro pascolo.

Sono rare le influenze maligne e le contagioni, per le quali avvenga gran mortalità.

I maniscalchi fanno da veterinari con poche e spesso erronee massime.

Gran parte delle pelli e de’ cuoi si conciano nel paese.

I formaggi sono di mediocre qualità per i metodi non buoni della manifattura.

Nelle case si educano molte galline, e nessun’altra specie.

Apicultura. È molto ristretta tanto nel paese, come nei salti, sebbene le condizioni siano spesso favorevoli. Nell’autunno le api fanno del miele amaro, ma questo si suol rilasciare per vitto alle medesime nel-l’inverno.

Commercio. Sono in Orani 8 persone applicate a’ negozi, 6 mercanti girovaghi e 3 sedentari che vendono tessuti stranieri e oggetti di lusso per le persone di prima classe, giacchè il popolo vestesi de’ panni e delle tele che si fabbricano nel paese, e appena comprano pochi palmi di velluto o di panno per corpetti e rivolte del gabbano o della gabbanella.

Si estraggono dal paese tra grano ed orzo non meno di starelli 4000 per lire nuove 25000, e si vende in capi vivi, formaggi, lane, pelli, in mattoni e calcina, e in manifatture donnesche per circa lire nuove 100000.

L’articolo della calcina è considerevole per lo smercio che se ne fa a’ muratori de’ prossimi paesi.

La somma de’ profitti che gli oranesi percevono da’ prodotti pastorali sarebbe maggiore se il furto del bestiame finalmente cessasse. I pastori nuoresi, olianesi, orgolesi e mamojadini, sdegnati perchè sia vietato a’ loro branchi di entrare ne’ salti di Orani, oprano ostilmente sempre che posson farlo, e si vendicano con la rapina del bestiame grosso e minuto. Nel 1832, quando per la prima volta visitai quei salti, eransi già rubati 50 buoi, 40 cavalli ed un numero notevolissimo di capi di bestiame rude, vacche, porci, capre ec. Si saprà il salto in cui furono tratti, il branco in cui sono confusi, ma invano; il proprietario deve patir questo danno per scansar il peggio.

Si fanno affari con Sassari, Tempio, Oristano, Oro-sei, Tortoli, e co’ barbaracini e marghinesi.

I trasporti sono difficilissimi per l’asprezza delle strade, nelle quali voglionsi carri fatti a bella posta. La pienezza de’ fiumi spesso li impedisce per giorni e anche per mesi.

Religione. Orani che prima era compreso nella diocesi di Ottana e ne distava poche ore, e che potrebbe unirsi alla prossima di Nuoro, è contenuto nella diocesi d’Alghero, e dista però dal suo vescovo per la via di due giornate.

Il parroco ha il titolo di vicario e amministra con l’assistenza di tre coadiutori. I preti senza cura di anime sono sei.

La decima è considerevole come può intendersi da’ notati prodotti del grano, dell’orzo, de’ legumi, del canape, delle vigne, del bestiame e delle api; ma di essa sola la quarta spetta al curato, della quale suddivisa in 5 parti tre toccano al vicario, due a’ vice-parrochi, il rimanente appartiene al seminario di Alghero, che però deve dar piazza gratuita a due giovani oranesi.

La chiesa maggiore era sotto l’invocazione di s. Andrea apostolo; ma questa perchè minacciava di rovinare, essendosi abbandonata, e diroccata nel 1816, si cominciò a costrurne un’altra, però con opera lentissima, giacchè non si aveano al bisogno altri redditi che i proventi di alcuni orti, le limosine de’ ricchi erano tenuissime, e il popolo dopo che dava la decima del mucchio intero de’ suoi prodotti, e soddisfaceva alle imposizioni pubbliche ed alle comunali, non avea per dare a questa edificazione senza scemare il necessario per la famiglia. Per grazia pontificia si aggregarono già da più di dieci anni i legati pii, tuttavolta la fabbrica non è ancora al termine, e il parroco deve uffiziare nella chiesa di s. Croce.

Le chiese minori sono intitolate dalla Vergine del Rosario, dalla Vergine d’Itria, dalla Vergine del Carmelo, da s. Maria, da s. Isidoro, dalle anime purganti e da s. Giovanni Battista, alla quale è annesso un convento di frati minori della osservanza, abitato da 18 religiosi, e fondato nel 1612, 2 dicembre.

Fuori dell’abitato sono la chiesa di Gonari, lo Spirito Santo, s. Francesco Saverio, s. Paolo, la Vergine di Liscoi, s. Elia, s. Georgio, la Maddalena e s. Lorenzo: queste due ultime sono prossime al paese.

Sono da gran tempo istituite in Orani quattro confraternite.

Le feste principali con gran concorso di forestieri sono nel paese per s. Daniele nella chiesa de’ frati addì 13 ottobre, in occasione della quale si fa un mercato di 5 giorni e si danno gli spettacoli della corsa e de’ fuochi artifiziali: quindi per la festa di Itria nel-l’ultima domenica di agosto, in quella del Rosario nella prima domenica di ottobre, ambe con fiera e corsa de’ cavalli; fuori del paese per la Vergine di Gonari addì 8 ottobre con fiera e corsa de’ cavalli; che si fa nel piano sottostante al monte, e si vede a vista d’uccello dal ciglione dell’ultima rupe sopra i nidi delle aquile.

Si danno pranzi gratuiti a tutti i concorrenti da una società di provveditori per la festa di s. Georgio presso la sua cappella distante dal paese di 3 ore, per s. Elia in un salto egualmente distante, e per quella di Liscoi lontana solo un’ora e mezzo.

Antichità. Entro i limiti dell’Oranese erano non meno di 30 nuraghi, ma soli cinque sono ancora in buono stato, gli altri in gran parte o totalmente distrutti. Tra’ primi sono nominati uno nur. de Attettu, l’altro de Passerinu.

In questo territorio, e nella regione, che dicono Campi Valeri o Lògula, fu osservata per la prima volta dal generale La Marmora e dal Compilatore quella particolar maniera di antichi misteriosi monumenti, che i sardi dicono Sepolture di giganti, e che nessuno fin allora non avea nè pur indicata. Noi abbiam fatta altrove la descrizione de’ medesimi, però non ripeteremo le cose dette.

Sono state pure osservate in diversi siti quelle pietre coniche o piramidali, pedras fittas, che in numero di tre sorgevano sul suolo a simbolo religioso, due minori di metri 2,50, e la media tre o quattro volte maggiore.

Popolazioni distrutte. Nella regione di Ollini, segnatamente nel luogo che dicono Ilani, è tanta quantità di rovine, che non si può dubitare siavi esistita una cospicua popolazione.

Tra le varie anticaglie che i ricercatori trovarono, si notò un leggio di bronzo e un treppiè di ferro.

La chiesa di s. Georgio in Ollini credesi fosse la chiesa parrocchiale dell’antica popolazione di Ollini, ed è da pochi anni che mancò consumato affatto un tappeto di lana dove in lettere formate con l’ago leggeasi l’anno, nel quale era stato tessuto per s. Georgio e da chi. Si sa per costante tradizione, che gli abitanti di Ollini trasferirono sè e le loro cose in Orani, riducendo in questo comune il diritto sul proprio territorio; ma non si sa la causa di quella emigrazione, se non sia stato, come avvenne in molte altre parti, per sottrarsi alle vessazioni delle bande armate, che correano ladroneggiando, e opprimevano quelli che non avean forze a reprimerli.

Era parimenti popolazione in Goraè, in Liscòi in distanza di due ore; in Dore verso maestro a un’ora e mezzo di distanza; in Costarvine e nella stessa direzione a un’ora; in Nurdoli a più di due ore verso tramontana, e in due luoghi distinti, una a s. Salvatore, l’altra in Biddas de Tale; in Orògulu a levante a un’ora e mezzo; in Postu, dove ora vegeta un annoso foltissimo ghiandifero, a un’ora e mezzo verso sirocco in prossimità a’ limiti di Mamojada, e un altro in Logula verso ponente a un’ora e mezzo.

Tradizioni. Nel popolo d’Orani è un’antica, ferma credenza che questa terra fosse in altri tempi più popolosa e per molti rispetti notevole. Della sua maggior estensione vedonsi chiare le prove nelle molte vestigia e fondamenta che sono intorno; della sua potenza non resta altra testimonianza che una oscura memoria. Forse nell’epoca dell’impero romano era una delle città del Barbarico (civitatum Barbarici in Sardinia), delle quali è fatta menzione nella iscrizione prenestina riportata dall’Holstenio nelle note all’Ortelio. Vedi art. Barbagia, pag. 124 [vol. 1, p. 366, N.d.R.].

Nel medio evo il popolo d’Orani essendo assai numeroso era diviso in due parrocchie, una quella che abbiamo indicata da pochi anni demolita, s. Andrea, l’altra intitolata da s. Sisto, della quale appariscono i ruderi a ponente del paese a distanza di mezzo miglio. Anche in quei tempi Orani primeggiava, ed era tanta la potenza dei suoi popolani, che le genti d’intorno e gli stessi audacissimi barbaracini si guardavano da provocarli. Animosi per farsi rispettare erano diligenti e industri per vivere comodamente, e ritraevano gran frutto dai campi e dalle vigne, le quali erano tanto vaste, che la vendemmia dava pure per poter fornire il necessario a’ montanari, nel suolo dei quali le uve non potevano maturare.

Feudo. Orani dava titolo di marchese al feudatario spagnuolo che possedeva essa terra con le altre del dipartimento.

Le prestazioni consuete erano le seguenti.

Dritto di feudo fisso, per cui pagava Orani l. s. 714, Orotelli 325, Sarule 320, Ottana 146 contribuendo nelle dette somme tutti egualmente i vassalli. Oniferi pagava a ragion di capi e dovea dare ogni vassallo l. s. 1. 8.

Dritto di montone di corte, per cui i pastori oranesi pagavano complessivamente lire sarde 130.

Nello stesso paese i proprietari di vigne pagavano lire 35.

I vassalli seminanti nel territorio di Orotelli, Sarule, Ottana pagavano i primi e secondi la somma fissa di starelli 24 di grano, gli altri starelli 12. Gli oranesi godevano immunità, gli oniferesi davano mezzo starello per ciascuno.

Dritto di deghino, per cui i pecorai di Oniferi, Orotelli, Ottana e Sarule davano una pecora scelta per segno. Gli oranesi aveano esenzione.

I pastori di porci di Orani, Sarule e Ottana dove-ano dare due scudi per ogni segno, e quei di Oniferi scudi 10 in comune, per poter introdurre i branchi nella stoppia otto giorni prima d’ogni altro bestiame, e scudi cinque per pascolare nel distretto appellato Suergiu, alla qual prestazione però non erano obbligati gli oranesi.

Dritto de bettas, per cui i pecorai di Orotelli contribuivano tra tutti pecore 27, i sarulesi 11 capi o 18 scudi, gli ottanesi capi 19.

Nel villaggio di Orani domandava il feudatario libbre 7 di formaggio per ogni cantaro grosso di libbre 150, quando si estraesse per esportarlo fuori Regno; ed esigeva tutte le penali per apprensione di buoi e carri forestieri che entrassero ne’ salti per legnare furtivamente, due terzi d’ogni tentura e macchizia ec.

Ne’ salti di Oniferi i pastori di porci forestieri ne davano uno da ogni 20 capi, che si vendeano a scudi sardi due e mezzo l’uno e anche più in proporzione della pinguezza. Solo il superfluo a’ naturali, a giudizio di periti, solea affittarsi in favore del feudatario. Corrispondevasi al medesimo per i vacui delle vidazzoni da’ pecorai il prezzo fissato da’ periti, e da’ forestieri per il pascolo del salto circa 400 scudi a misura del bisogno e della scarsezza della pastura.

I vassalli di Oniferi che in qualità di pastori minori avessero preso bestiame da altri villaggi pagavano per la loro parte il solito diritto, ma i padroni o comunari doveano per ogni vacca soldi cinque, per ogni pecora due e mezzo.

I forestieri che affittassero terre in detto salto pagavano due scudi per il terreno seminato con un giogo.

Nello stesso paese il feudatario avea diritto a due terzi delle tenture ec.

I vassalli di Orotelli che introducessero de’ porci nel ghiandifero doveano dare il 5 per 100.

Nel paese di Sarule esigeva il feudatario libbre 5 di formaggio per ogni cantaro grosso che si vendesse all’estero, prendea i due terzi delle tenture, cedendo l’altro ai ministri saltuari.

In quello di Ottana avea lo stesso diritto di tenture e macchizie ne’ prati e vidazzoni.

Tutti questi diritti si appaltavano dal marchese in lire sarde 3562. 10.

Le spese solite per limosina alla parrocchia d’Orani, ai sacristi, alla parrocchia di Orotelli, alla chiesa di Gonari, per stipendio al banditore, per riparazioni delle carceri e alimenti dei ditenuti poveri non oltrepassavano comunemente le lire 483.

Dedotte queste dal reddito sunnotato, rimanevano al marchese lire sarde 3079.

Osservazioni. Il salto di Orani è in generale, come già notammo, fertile e molto abbondante di pascoli. Il ghiandifero occupa forse la decima parte di tutta la superficie territoriale. Non vi sono terreni demaniali.

Nel sarulese un’altrettanta parte è ghiandifera, il resto generalmente piano e scarso di acque e di pascoli. Alcuni tratti sono idonei per i cereali. Il salto è diviso tra’ popolani.

L’ottanese è quasi tutto piano, abbondante di pascoli, e granifero.

Il salto d’Oniferi è ghiandifero in una quarta parte, nel rimanente buono per l’agricoltura e la pastura. Il salto è tutto demaniale.

Il salto di Orotelli è ghiandifero per la quinta parte, nel rimanente piano, e ottimo per l’agraria e pastorizia. Un altro distretto ghiandifero è riservato al vescovo d’Alghero.